Rivivere il passato – 11 aprile

Oggi siamo solo a tre post dal passato. Un altro è stato cancellato perché avevo sbagliato ad ospitare la vignetta umoristica che volevo condividere su un servizio di terze parti. Cosa che non faccio più da anni…

2014

L’è tutto da rifare – ancora un post sul brutto caso del bug “heartbleed”;

2007

  • attivismo FLOSS – riflettevo sulla partecipazione a comunità ed associazioni in genere, e nello specifico a supporto del Software Libero. E sulla meritocrazia e sul rispetto delle persone e del loro impegno, non importa a che livello;
  • tanto per … – cancellavo le mie cose su Splinder (dove questo blog è nato) e concludevo la migrazione su questo dominio per sempre.

Rivivere il passato – 10 aprile

Aprile dolce dormire? In questi giorni vedo proseguire una certa ‘lentezza delle pubblicazioni’ proposte in queste prime giornata di aprile. Sono davvero curioso di vedere per quanto continuerà il trend e quando arriverà un giorno in cui non ho mai pubblicato qualcosa … vedremo!

2016

Le letture suggerite del 10 Aprile, 2016 – la prima delle letture proposte, ricordo mi scosse abbastanza. Eravamo, ero, abituato a racconti di disagio sociale ‘made in USA’ nelle provincie, nelle zone rurali. La situazione descritta invece era nella splendente San Francisco. Forse la città più costosa del mondo per certi versi. Da come viene descritta, ho in mente una New York come spazio dove siano possibili più fasce di tenori di vita, SF invece mi sembra un posto che spinga solo verso un tenore di vita altissimo. Sbagliero?

2015

Aspetto ed Aspettative – Jason Fried ed una riflessione sulla progettazione dell’esperienza d’uso di servizi digitali e le loro differenze;

2014

un gravissimo bug coinvolse openSSL, questi due erano approfondimenti sulla vicenda. Rileggendo mi pare un po’ il disastro vissuti recentemente con Log4j e la compromissione di Okta;

Figurati se te lo dico online

Nella giornata di ieri, sul blog di Stefano Quintarelli ho letto questo estratto da uno studio statunitense che il nostro ha avuto modo di leggere:

People reported being less willing to discuss the Snowden-NSA story in social media than they were in person—and social media did not provide an alternative outlet for those reluctant to discuss the issues in person.

via www.pewinternet.org

E come sempre mi ha colpito la serendipità con cui da un soggetto terzo sia venuta una risposta ad un tema che l’amico Signor D. ha cominciato a trattare lo scorso mercoledì con i suoi due articoli Fine del Silenzio ed il successivo – da me provocato – Rompere il Silenzio: Come e Perché.

D. si pone una domanda – fondamentale – scaturita dal vivere nella società odierna dopo le rivelazioni di Snowden di un anno fa, i “fatti” di Wikileaks, il gravissimo bug Heartbleed, ecc. ecc.

Come reagire di fronte alle notizie dei nostri diritti e della nostra libertà aggredita e messa in pericolo dalla sorveglianza militare della rete?

Un quesito non da poco, come si può vedere.

Se vogliamo essere persone consapevoli – ed è un grosso se … come un altro articolo, stavolta di Gigi Cogo, ci ammonisce – non possiamo non porci delle domande, prendere atto dello stato delle cose, provare, tentare a porre rimedio a questa emoraggia di informazioni personali. Emoraggia che oggi sappiamo senza alcuna ombra di dubbio essere il sostentamento di sistemi vampiro, parassiti – o simbiotici, il tempo ce lo dirà – in numero sempre maggiore (grazie al costo decrescente dell’infrastruttura tecnologica necessaria) pronti agli usi più impensati.

Personalmente mi sento impotetente di fronte a tutto questo. Non ho i mezzi tecnici per contrastare questo stato delle cose. Quello che posso fare è limitare i miei interventi, pubblicare educatamente ed in Italiano comprensibile e lineare i miei pensieri, essere coerente tra le parole e le mie azioni… in modo che mi si possa sempre giudicare senza che un “altarino” vada a sbugiardare anni e anni di (eventuali) “proclami” di liceità e correttezza morale. Quando ho qualche nozione tecnica posso consigliare gli amici alla “morigeratezza” on-line, aiutarli ad aprire gli occhi verso questa realtà del tutto gratis che comporta la mercificazione di sé…

Poi ho un’unica freccia, ormai un po’ spuntata, al mio arco che uso per difendermi. Vado a votare, utilizzando la libertà di questo mio diritto fondamentale dando fiducia a persone che dichiarano di seguire principi politici e sociali a me affini. Sperando che basti…

1password e la torre di guardia

L’ultimo aggiornamento del popolare programma per la gestione delle password per Mac OS X (ma anche per Microsoft Windows e iOS ed Android) 1password introduce una nuova ed interessantissima funzionalità. La Torre di Guardia (WatchTower e no, non sei capitato su un sito dalle particolari inclinazioni religiose!).

Due sono le funzionalità più eclatanti. La prima, figlia dell’emoraggia dovuta ad Heartbleed, si preoccupa di controllare i siti web per cui abbiamo una password di accesso memorizzata nel sistema e vedere se sono stati interessati dal baco di openSSL e se sia necessario modificare la password [dopo essersi accertati che i siti abbiamo posto rimedio alla falla].

La seconda è una funzionalità che mi ha sempre meravigliato non fosse presente ab origine. E cioè il poter analizzare, in qualche modo, il grado di sicurezza delle password che usiamo. Questa viene implementata in una sezione chiamata Security Audit, dove possiamo controllare quali e quante siano le password ‘deboli’, quelle duplicate (ossia utilizzate per più di un servizio web… tante vero ???) ed infine quante siano sempre le stesse da anni (troppi?).

Insomma, non abbiamo effettivamente più scuse per trascurare la gestione delle nostre password di accesso.