le letture consigliate … 23 maggio 2015

Le letture che ti consiglio oggi sono tutte delle piccole perle. Da leggere, assimilare e rielaborare nel proprio vissuto quotidiano.

Buona lettura!

  • Dieter Rams and the Relevance of Functionalism — chi non ama il design industriale e l’approccio filosofico portato avanti da Rams e i suoi prodotti?
  • Some thoughts on Facebook Instant Articles – un articolo degli amici di Sketchin sulle implicazioni della funzionalità offerta agli editori, e dell’impatto che questo può avere sulla concezione di Internet così come oggi la conosciamo;
  • Falling In Love With A Hard Drive … or, How To Name Your Computer and Other Machines — NamingSchemes.com citato nel post lo avevo classificato su Pinboard già un annetto fa… È uno di quegli aspetti geek che adoro e rispetto. Avete mai riflettuto su come nominare i vostri dispositivi?
  • My icon design workflow at Bjango
  • In defence of WordPress — Ecco, qualcuno che dice le cose come stanno. WordPress – come tutti i prodotti in PHP – ha falle non banali, ma il livello di affidabilità e la velocità di risposta alle problematiche sono impeccabili. Kudos!

pimp my DNS

NameBench icon Nello scorso weekend dedicato (parzialmente) alla lettura dei feed arretrati, mi sono imbattuto nell’articolo di Tevac che parlava di NameBench, un software che ci permette di interrogare il nostro DNS e una lista di altri servizi pubblici in modo da determinare quali siano i più performanti con la nostra configurazione di rete.

Usare dei DNS affidabili e performanti è essenziale per una buona fruizione della rete e quindi vi consiglio senz’altro di testare sulla vostra connessione lo strumento. Salvate la vostra configurazione di rete e lanciamo il programma…

namebench, DNS query screenshots

dopo aver atteso una decina di minuti*, vi verrà proposto in maniera grafica all’interno di un nuovo tab del vostro browser, una lista di risultati con l’indicazione dei tre migliori risultati:

namebench results on 2011-11-05

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Intel Storage Server 4000-e

Intel Storage Server 4000-e Al lavoro, da qualche mese, stiamo utilizzando un sistema NAS di produzione Intel, nello specifico il modello Storage System 4000-e oggetto di questo post / recensione.

Il sistema in nostra dotazione vanta la presenza di quattro hard disk SATA da 750GB cadauno, per una capacità teorica di 3 TeraByte. Mentre per il resto della scheda tecnica vi rimando al sito del produttore.

Prima di addentrarmi nella descrizione delle funzionalità del NAS volevo sottolineare come questo mi appaia del tutto identico ai modelli di Acer Altos easyStore e LaCie Ethernet Disk Raid, tutti caratterizzati da uno chassis e dalla presenza di connettori esattamente sovrapponibili e tutti gestibili comodamente da remoto attraverso una interfaccia web abbastanza chiara e rigorosa. Non limitante, per quelle che sono le caratteristiche e funzionalità  del dispositivo.

Ho avuto riprova di questa mia impressione sfogliando il #201 di PC Professionale attualmente in edicola dove viene presentata una comparativa di alcuni dispositivi di storage di tipo NAS dove, oltre alla somiglianza fisica degli oggetti identici a parte il colore, viene fuori anche una identità grafica del software di gestione, che cambia solo nei loghi del produttore stando ad alcune immagini proposte!

Ma torniamo a noi. Il dispositivo possiede due interfacce di rete che ho impostato per operare su segmenti LAN diversi: quello “pubblico”, comune a tutti i pc dell’ufficio, e l’altro “privato“, appartenente alle macchine del cluster per il loro dialogo interno.

Ho scelto di utilizzare il RAID-5 per la gestione dello spazio disco. In questa maniera ho perso in capacità i 750GB di uno dei dischi a disposizione, a fronte dell’affidabilità del contenuto dello storage stesso che altrimenti sarebbe venuta meno, facendo cadere il presupposto del suo acquisto, e cioè quello del backup.

Lo Storage Server funziona utilizzando due partizioni. Nella documentazione ed on-line non sono riuscito a risalire al tipo di file system utilizzato per la memorizzazione fisica dei dati.

La prima è dedicata ad accogliere lo spazio di backup allocato tramite il client disponibile per solo MS Windows che andrebbe installato su ogni PC. Con lo storage di Intel viene venduta UNA licenza che copra una singola postazione di lavoro Windows, le restanti licenze necessarie a coprire le esigenze dell’ufficio vanno acquistate a parte sino ad un massimo di *sedici* utenze. Il seriale di attivazione si trova sul retro dello chassis del dispositivo ed la identifica univocamente.
Faccio notare l’utilizzo del software di backup fornito abbia richiesto l’installazione dei driver iSCSI sul pc “client” e che come tutto il software e le immagini disco ottenute con la procedura di backup siano del tutto chiuse e proprietarie. Tradotto se si perde il software si perdono i dati !!!
Per testare questa funzionalità  (ma anche per avere un minimo di spazio per espanderci) ho lasciato a disposizione 48GB.

La seconda partizione viene gestita tramite un sistema di Cartelle Condivise a cui vengono poi associati gli utenti che possono accedervi. Io ho seguito questo schema che vado ad illustrare.

  • PUBLIC
    Lo storage prevede di default una cartella condivisa, di nome “public”, tra tutti gli utenti del sistema. Tale partizione non si può disabilitare o modificare liberamente e quindi ho optato per un suo utilizzo condiviso (praticamente un deposito grande 10GB in cui i 30 colleghi possono scambiarsi file, e io depositare quel minimo toolkit di software necessario per la periodica manutenzione delle macchine).
  • BACKUP
    Ho successivamente creato una seconda partizione accessibile solo da determinate postazioni Linux e Mac OS X attraverso condivisione NFS, cui ho dedicato oltre 1,5TB. Il backup avviene quindi grazie ad un semplice job di rsync in vista di una sua sostituzione con un strumento di backup specifico da installare sulle macchine *nix in nostro possesso.
    Sottolinerei come di suo il sistema non offre nulla per sistemi operativi diversi da quelli Microsoft.
  • PROGETTI
    Questa cartella, cui ho dedicato ciò che restava dello spazio disco, viene automaticamente popolata da sottocartelle $nomeutente che vengono create e “popolate” solo quando questo eventuale utente accede allo storage e va a salvarci dei files. Ho allocato questo spazio in funzione di utenti “progetto”. Vedo cioè come scenario d’uso quello della definizione di un progetto cui associare un utente (e quindi di fatto una $home) da condividere poi tra tutti i partecipanti dello stesso e SOLO tra essi. Ovviamente la gestione di quello che accade a tali dati è poi responsabilità degli utenti stessi membri dello specifico gruppo.

Esistono infine due “mount point” aggiuntivi predefiniti per le catene di dischi USB 2.0 eventualmente agganciati all’ SS4000-e. Questi sono accessibili, o meglio diventano attivi, solo in presenza di dispositivi di tal guisa connessi. Non ho testato questa funzionalità  e quindi non vi so dire l’efficenza.

Conclusioni

Come si vede lo spazio di manovra consentito da questo dispositivo è sicuramente indicato per una realtà  piccola, e preferibilmente in ambiente Windows. Tramite i meccanismi dell’ NFS e degli utenti / gruppi si riesce un po’ a giocarsela senza fare troppe rinunce, che però emergono immediatamente non appena le esigenze “scalano”.

Su una, il backup del terabyte di dati che avviene via rsync sulla rete privata in gigabit mi costa oltre 48 ore di tempo, sicuramente in virtù della non massima efficenza dell’ rsync (faccio in modo che sul target ci sia solo quello che è presente in quel momento nella fonte) ma anche della lentezza della soluzione SATA rispetto ad un pool di dischi SCSI in configurazione RAID, più appropriata in ambito professionale.