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Achille Campanile …nel 1959, di fronte alla riduzione televisiva di Ottocento di Salvator Gotta, scriveva:

In generale anche io resto perplesso di fronte a certe riduzioni di fatti e detti storici nelle quali si ha l’impressione che i personaggi scimmiottino i futuri testi, prima ancora che questi vengano scritti. Si direbbe che, nei loro discorsi spiccioli, i personaggi conoscano in anticipo e per chissà quali facoltà divinatorie quelli che saranno un giorno i giudizi sulla storia e li snocciolino a ogni piè sospinto.

Avrei voluto vedere la fiction di RaiUno ispirata alla vita di Oriana Fallaci. Mi incuriosisce la figura di questa donna, i cui scritti – nelle occasioni in cui ho avuto modo di leggerli – mi hanno sempre colpito per lucidità e franchezza d’opinione. E invece pare che non mi son perso molto. L’articolo di Vanessa Roghi per l’Internazionale (da cui è tratta la citazione) non lascia scampo all’immaginazione.

Ed è triste vedere che già nel 1959 c’era un certo approccio alla narrazione verso il pubblico televisivo.

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In vacanza, con connessione limitata (ma ormai c’ho fatto il callo), scopro solo a tarda sera che un altro Narratore dei nostri tempi ci ha lasciati. Speriamo che nella sua prossima ‘reincarnazione’ sia più felice che in questa, arrivando a terminare la propria esistenza circondato dall’amore, e non dal cuoio di una cintura…

(Photo: Peter Hapak.)