Indipendent Publisher

Dopo almeno due anni eccomi qui a cambiare radicalmente il tema utilizzato nel mio blog. Dopo Piha – tema premium dei ragazzi di Elmastudio – eccomi ad adottare Indipendent Publisher.

Un tema gratuito, rilasciato nello scorso anno e molto apprezzato dagli utenti di WordPress.org, che è maggiormente orientato alla facilitazione della lettura dei contenuti, pur mantenendo intatte le due caratteristiche fondamentali del mio C.M.S. preferito:

  1. è adattivo (responsive si usa dire in gergo tecnico);
  2. mantiene attivi tutti i Formati dei Post della piattaforma.

Devo ringraziare gli amici Cirox, GustomelaClaudiaNicola per il supporto nel tweaking di questo tema dal punto di vista cromatico e tipografico. Alcuni aggiustamenti avverranno nei prossimi giorni ma – per il momento, almeno – la direzione è decisa …

my feelings, exactly

Il guaio è che rischiano di ottenere per vie traverse quello che è stato evitato più volte in passato, per esempio quando si era vociferato che ogni blog sarebbe stato paragonato ad una pubblicazione giornalistica, e come tale si sarebbe dovuta registrare ad un Tribunale con nomina di un direttore iscritto all’ordine dei giornalisti.

 

Nel 2001 si riuscì ad evitare inserendo una norma per cui “l’aggiornamento privo di periodicità” era sufficiente a classificare uno spazio web personale (anche di informazione) come un prodotto ben distinto da un giornale o un periodico; nel 2007 di nuovo si parlò di qualcosa del genere, quando in sei anni il numero dei blog e dei blogger era incrementato enormemente, essendo gli anni d’oro del fenomeno prima dei social network, e ci fu un’altra mobilitazione per impedire il bavaglio.

 

Che ora l’obiettivo sia raggiunto (involontariamente o meno) attraverso la motivazione della privacy, sarebbe proprio beffardo.
afullo su Vi sentite più consapevoli della Vostra privacy?

Oggi no. Facciamo martedì

Ho trovato un post lungo, interessante ed esemplificativo della situazione governativa in cui ci troviamo. Del paradosso tra azioni e parole. Ma è domenica, e bisogna santificare le feste. Domani lunedì, e già sarà dura… Facciamo che ne parlo martedì!

il nonno che non c’é

Oggi è una di quelle giornate in cui ti rendi conto di amare il posto in cui sei nato o cresciuto. O almeno la sua geografia.

Siamo in primavera, è tutto un fiorire nelle campagne. Ma l’aria è frizzante, ci sono ancora i ricordi dell’inverno in questi venti da nord che colpiscono la costa del nord barese. Dopo una notte di pioggia ci ritroviamo di mattino su quel lungomare di Bari – Santo Spirito che ci ha visto crescere e passare ad essere da bambini in bici, ad adolescenti in Vespa senza casco ed in ciabatte e costume da bagno, in giovani adulti che prendono la moto appena possibile e assaporare la libertà, ad adulti che sono lì di passaggio e solo per lavoro.

E si percorre lentamente quel lungomare infinito, che pare sia il prodomo di quello più lungo d’Italia appannaggio della Bari cittadina, assaporando ogni metro col finestrino abbassato. Con il profumo del mare che ti entra nel naso e ti inebria. Con i pescatori in cerca della loro giornata, ed i muratori tutti impegnati a far belle le seconde case, rimuovendo e ripulendo quanto l’inverno ha insozzato da muri e cancelli.

E poi arrivi a quel bar di fronte al porto, e trovi dentro due nonni con il loro nipotino di due anni. Lo imboccano di omogeneizzato, gli raccontano storie, gli fanno sentire canzoncine con il loro smartphone giallo canarino.

Risalta in questa giornata che dal grigio sta attraversando le sfumature del blu, per arrivare più tardi all’azzurro ed al giallo splendente del sole a mezzogiorno.

E mi ritrovo una sensazione di calore ed affetto nel cuore. Verso nonno Vincenzo che mi poteva solo accarezzare e dare metà del suo sorriso. Al nonno Nicola che mi dava consigli di vita e aspettative sul futuro. Al nonno Ciccio che ha avuto sempre un sorriso per i suoi nipoti ed un pensiero per farli mangiare e gustare le bontà di quel cibo che bramava e non poteva avere (quanto ne voleva). E poi a quella contraddizione in termini che è nonno Pippo.

Il caffè è finito. Pago. Do qualche decina di centesimi all’immancabile nero che aspetta fuori dal bar. E torno a seppellire il mio sentire chiuso e seduto in una stanza d’ufficio.