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Questo bellissimo scatto viene dall’articolo Italy oh Italy! A Brilliant Photobook by Federico Clavarino pubblicato dal – bellissimo – magazine on-line FotografiaMagazine. Una volta l’avrei pubblicato sulle pagine di TevacPhoto e qui sarebbe passato sotto silenzio, oggi invece ho deciso di segnalarlo in questi lidi, assieme a tutti i link che mi hanno portato alla sua scoperta…

Comincio così a realizzare una razionalizzare degli interventi on-line.

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del rispetto delle donne

F.U.D. — fear, uncertainty and doubt … è davvero questo il meglio che possiamo fare con uno strumento come il Web? Invece di cogliere l’occasione per capire il prossimo, entrare in empatia con i suoi problemi (che sono spesso i … Continua a leggere

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A Londra però non tutto è facile. La competizione è altissima e non tutti sono pronti ad affrontare un sistema dove «non vale più la logica dell’amico dell’amico» e bisogna prepararsi in anticipo, conoscendo anche la lingua. Ma «qui – racconta Luca – mi succede una cosa che l’orizzonte plumbeo dell’Italia non mi ha mai fatto sperimentare: la sensazione che sto andando bene, la speranza che mi succederanno cose ancora più grandi e belle». L’idea che se lavori bene e sai fare, prima o poi arrivi dove vuoi arrivare.

 

Silvia Favasuli, La grande fuga degli italiani a Londra

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Stanley Kubrik – New York Metro 1946

Stanley Kubrik – New York Metro 1946



L’immagine in apertura di questo mio post – in piena atmosfera Mad Men – proviene dall’interessantissimo articolo di Matteo Rubboli sulle pagine di VANILLAfotografia, che propone una serie di scatti della metropolitana newyorkese di un Stanley Kubrik agli albori della sua carriera professionale. Scatti con cui, a mio avviso, riesce a cogliere l’umanità che la popola giorno dopo giorno e contemporaneamente la disumanità propria dell’architettura e dello spazio di questo manufatto umano.

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Sorvolerei per un attimo sulla sostanza per andare alla forma, che è anch’essa sostanza: il sito, né più né meno che un elenco di eventi, è tutto in italiano.

Vabbe’, facile, no?

Lo sarebbe stato – forse – per i nobili stranieri dell’800, che imparavano l’italiano perché era la lingua della bellezza, dell’arte, dell’orgoglio nazionale, di un Risorgimento a cui perfino i poeti inglesi vollero dare un contributo. Forse. E invece eccoci qua, nel 2015, con una lingua che si sta estinguendo anche fra i parlanti nativi, una lingua che non produce più parole perché non produce più cultura. E un sito che servirebbe a rilanciare cultura e turismo completamente inutilizzabile per lo straniero medio.

Giulia Blasi

Il cui articolo è da leggere nella sua completezza!

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