BzaarCamp - Un cantico per Leibowitz
6/Ott/2006 – 17:21Provo (come promesso) a cominciare un ciclo di post dove parlerò di quanto visto / ascoltato durante il BzaarCamp di Milano.
Per cominciare, nonchè onorare la nuova conoscenza di Andrea, ho scelto di parlarvi di un tema a me caro, i libri di fantascienza.
Il prode, detto in arte Zuck, ha deciso di parlarci di un libro quantomeno particolare: Un cantico per Leibowitz scritto da Walter M. Miller Jr che, a quanto si e’ visto non ha vissuto (come tante altre persone di talento e intelligenza) una vita molto felice.
Lo schema di base del libro, che non posseggo (e pare anche che non sia facilissimo da reperire, visto che la sua edizione italiana più recente che ho trovato dopo una piccola ricerca è nelle pagine di un Urania del 1986) è allo stesso tempo semplice ma funzionale allo scopo del racconto.
Come raccontato da Andrea, e come potete leggere qui (anzi, leggete!), il libro ci narra di come l’Umanità viva un conflitto mondiale atomico (vero incubo latente degli anni 50/60) e in un certo modo gli sopravviva, trovandosi poi a vivere un medio-evo, un rinascimento una nuova età dell’ oro a cui segue un nuovo conflitto, stavolta definitivo, per le sorti dell’ uomo sul pianeta Terra.
Il libro si conclude con una futuribile arca di Noè che porta nello spazio verso Alpha Centauri uomini, cultura e animali appresi nei millenni di storia.
Purtroppo né Andrea, né Riccio ci parlano dello stile di scrittura dell’ autore. Se esso sia coinvolgente, didascalico, gioioso o tetro. Su questo aspetto - visto che il libro ha vinto uno Hugo e che ogni libro che ho letto, vincitore di tal premio, mi è piaciuto moltissimo - tendo ad immaginare una lettura più che gradevole.
Ne si riesce a cogliere se per l’autore lo storicismo (cioè - se ho ben capito - quella corrente di pensiero che tende a cercare E trovare degli schemi comportamentali nella storia dell’ umanità) sia un aspetto dominante.
Due cose sono state discusse li, live, subito dopo la presentazione del testo.
La prima è il ruolo dei monaci, uomini di fede, come custodi del sapere umano anche li nel romanzo, come è avvenuto nei secoli successivi all’ impero romano nel mondo reale. Uomini che credono in Dio, si annullano (o ci provano o si pensa che dovrebbero farlo) nell’ amore incondizionato verso l’ Idea primigenia e quindi dei sognatori, che invece molto pragmaticamente si abbandonano all’amore concreto delle opere dell’ ingegno dell’ uomo, la logica, la vendemmia [la creazione di birra ..... ops, divago :-)] e allo studio delle cose.
Degli hacker anti literam, se vogliamo. E su questa nota potremmo avvicinarci alla discussione del ruolo di chi studia l’ informatica oltre il punto di vista meramente tecnico, e cioè di come essa possa aiutare (o no) l’ Uomo e del ruolo di chi conosce verso coloro che non conoscono (utonto anyone ?).
La seconda riguardava l’idea della ciclicità della vita. Quelli che alcuni chiamano “corsi e ricorsi storici”. E qui io penso all’uomo che oggi (più di ieri) ha i mezzi per conoscere se stesso, conoscere la sua storia ed invece ha trovato (o qualcuno ha trovato per lui) il modo per velare questa conoscenza, arrivando ad imbruttire il nostro spirito conoscitivo, a spegnerlo contro gli dei Consumi, Apparenza … a loro volta schiavi del Potere.
Ma probabilmente sono andato fuori traccia, troppo lungo, troppi off topic - ma anche no - che si affacciano alla mente.
Ma leggere (e dall! “Non si comincia un periodo con il ma” diceva la mia maestra delle elementari) è anche questo, perdersi nell’idea dell’autore, confrontarla con la propria e crescere un po’ nel farlo ….





