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della maniera sbagliata di fare le cose

Leggo stamattina sull’iPad uno dei post più recenti di Mantellini che parla del progetto Editori Che Pagano. Riporto qualche passaggio saliente dal loro sito:

il nostro interesse è quello di fare rete e di raccogliere i nomi degli editori solventi e più o meno puntuali.

Cosa c’é da far rete? In questa condizione di pagamento precario sono, appunto, tutti i precari della comunicazione, dell’informazione e, a seguire, tutti coloro il cui lavoro è la prestazione di opera di ingegno (ad esclusione dei medici). Basterebbe che gli ordini professionali (qualora si appartenesse ad uno di questi) si mettesse con serietà e responsabilità al lavoro contro certi “usi”… invece, almeno per le mie esperienze di prima mano, tornano a vivere solo in prossimità delle elezioni interne, per poi scomparire nel nulla!

È un rebus, facilissimo da risolvere per gli addetti ai lavori. Agli altri si richiede un piccolo sforzo, ma la chiave per capire c’è. Certo, sarebbe più semplice scrivere direttamente i nomi di chi non paga. Non è escluso che lo faremo. Per il momento vi chiediamo di leggere tra le righe

Penso che per avere giustizia non c’é bisogno di un sito web, non c’é bisogno di essere anonimi. C’é bisogno di procedere per vie legali, non accettare lavori senza regolare contratto, impuntarsi tutti per il RISPETTO del proprio lavoro e della propria personalità. Ma tutti.

Se si è addentro al mondo dell’editoria dell’intrattenimento – ad esempio – si sa che un certo editore della zona di Roma, che prima pubblicava fumetti, NON paga, rimanda, rinvia, scompare, riappare… Bisognerebbe lasciarlo morire non lasciandogli comprare il nostro lavoro come ha fatto negli ultimi (dieci?) anni.

Ricordiamo che non tutti gli editori assenti sono morosi; in alcuni casi, semplicemente, nessuno dei traduttori, scrittori, redattori presenti nell’elenco ci ha lavorato di recente. E non tutti gli editori presenti sono solventi con tutti. Non tutti gli editori sempre solventi pagano tariffe adeguate (qui c’è anche il problema di chi accetta tariffe non adeguate, ma si aprirebbe un altro capitolo enorme che va affrontato seriamente).

Allora siamo nel puro pettegolezzo. Non vi è certezza di nulla. Tizio può pagare me perché ne sono il cognato, o perché come lui tifo la stessa squadra, o perché il mio compenso è ridicolo rispetto al tuo, ma ad altri 100 li può lasciare nella merda non pagare per mesi per i motivi più disparati.

Bisogna armarsi di coraggio, di un consulente economico ed uno legale e FATTI ALLA MANO, procedere secondo norma di legge prima e poi eventualmente lanciarsi in una discussione pubblica e trasparente del problema (come ad esempio ha fatto OffScreen Magazine) poi.

Abbiamo tutti il coraggio di affrontare a schiena dritta un processo al nostro operato lavorativo ed alle interazioni col nostro cattivo datore di lavoro? Se la risposta è si, la via di OffScreen è l’unica che mi sento di condividere e sostenere nell’affrontare questo tipo di questioni.

Autore: kOoLiNuS

È il nickname che mi sono dato nel 1999 quando comprando un pc e contestualmente mi affacciai sul web mi iscrissi ad ICQ. Dagli inizi del 2003 partecipo attivamente al Social Web. Mi fa molto piacere quando qualcuno lascia un commento alle mie tracce digitali. Se il motto di questo blog ti piace, ringrazia Benjamin Lee Whorf che l'ha scritto!

2 commenti

  1. nicoladagostino

    29/01/2014 @ 11:49

    In linea di massima hai ragione su tutta la linea, e ti ringrazio di aver scritto questo sfogo.
    Purtroppo ci sono due problemi: uno è il “tutti” che allo stato attuale è fantasia pura (vedi successo relativo di organizzazioni lodevolissime come ACTA). Non siamo una categoria e non abbiamo nessuna coesione o forza, anzi, siamo in disperata e suicida concorrenza gli uni con gli altri, e questo fa comodo alle aziende, al fisco, all’INPS. Il secondo problema è il “prima”. Per come funziona il settore, il lavoro, i contratti, le imposte, la verifica se un committente è serio e se paga o meno la si ha _dopo_, molto _dopo_. E quasi sempre il “procedere secondo norma di legge” è costoso (più costoso del danno subito), lungo, e senza garanzia alcuna di ottenere nulla, nemmeno una soddisfazione personale e morale.

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  2. Non solo si è in disperata concorrenza suicida gli uni con gli altri, ma ci sono spesso persone che per pura disperazione accettano qualsiasi condizione. Per il resto, concordo perfettamente con nicoladagostino: procedere per vie legali non è una strada percorribile. Una strada percorribile è stabilire, piuttosto, un anticipo di almeno il 30%, da pagare nell’immediato. Questo permette di scremare al volo le aziende serie da quelle che non lo sono.
    Dire semplicemente: ah si, questa azienda paga, non risolve nulla.

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