Formato del Post

perplessità da mondo 1.0 sul mondo dei Makers e delle start up

Come se le letture dei feed RSS, dei fumetti, di riviste (Wired, PC Professionale, Case da Abitare, Offscreen) non bastasse a riempire la giornata ho deciso di darmi alla lettura de IL.

La lettura di questo magazine non è propriamente semplice. Vuoi per i temi trattati, molto distanti dalla mia quotidianità lavorativa, vuoi per i concetti in ballo, vuoi per il linguaggio forbito. Essenzialmente quando mi approccio ad esso tendo ad escludere le letture terze.

Nel numero 46 della rivista (novembre 2012) ho letto l’articolo “Nuova rivoluzione industriale” di Stefano Pistolini di cui riporto un paio passaggi che mi hanno colpito …

I Makers avranno davvero la forza di elevarsi dalle ricerche di peculiarità per dragare l’oceano dei consumi, che è fatto di bisogni reali? C’è la forza di spostare l’incidenza di questa produzione dall’accessorio al primario, dal piacevole all’indispensabile?

E ancora…

E chi agisce oggi sotto le insegne dei Makers e delle sempre spiantate start up? Tanti talenti, sicuro. Ma davvero convinti di non essersi incagliati in un sistema assistenziale postmoderno, anzi “rivoluzionario”?

 

Vengono sospetti attorno alla patente d’inventore rilasciata sulla fiducia, al posto di quella di disoccupato, la stessa che brucia a chi la riceve ma pesa sulla coscienza (pubblica, perlomeno) di chi la dà. L’Occidente del dopo sberla, adesso può dire che le menti migliori di un paio di generazioni hanno ripreso ad essere incoraggiate e premiate. E che il mondo del lavoro aspetta le loro proposte innovative, che non tarderanno ad arrivare. Almeno, questo è scritto nei comunicati stampa delle potenti, quanto esoteriche, serre creative.

 

Intanto si sta a vedere che succede.

 

Come passa la nottata e che colori ha la nuova alba. Che, si sa, per definizione, è roba da rivoluzionari.

Come vedi sono due concetti pesanti. Che richiedono riflessione, specie in un paese come il nostro (sempre minuscola l’iniziale di paese, in Italia … la cronaca non ci da mai motivi di essere fieri di noi stessi).

Autore: kOoLiNuS

È il nickname di Nicola Losito dal 1999 quando comprando un pc e connettendosi alla rete si iscrisse ad ICQ. Dagli inizi del 2003 partecipa attivamente al web sociale. Ha molto piacere quando qualcuno lascia un commento alle sue tracce digitali. Se il motto di questo blog ti piace, ringrazia Benjamin Lee Whorf che l'ha scritto!

2 commenti

  1. Ti diró…oggi il termine “startup” é abusato e sovradimensionato.
    Leggo di nuove societá o addirittura negozi (telefonia, informatica, studi di design) che si affibiano il titolo di startup.
    Nel 70-80% di casi si tratta di moda, pochi sono i veri “game changers”, ma molti si buttano a fare i copy-cats o cloni orrendi di qualcosa che giá esiste e che funziona abbastanza bene (vedi il proliferare di app basate su Foursquare, Instagram, Pinterest, ecc.). Ovviamente il mercato adesso offre le briciole, visto che i consumatori finali meno smanettoni non si accingono a cambiar le loro app piú usate (vedi il caso Facebook vs. Google+ o lo stesso Instagram).
    Nel frattempo, in Italia si muove poco o nulla, a parte questi incubatori fantomatici, che offrono condizioni non proprio favorevoli, diversamente da quanto accade all’estero.

    PS. l’integrazione di twitter non vá

    Rispondi

Lascia un Commento

%d bloggers like this: