Condivisibile in linea di massima. Sul tuo segnalare cose di questo genere penso che non serva a granché a meno che ci sia sempre un po’ di analisi e lo stimolo a discuterne nei commenti (posto che partecipi gente interessata e informata).
Io invece non ho gradito la citazione del Cloud piuttosto che altra tecnologia … che senso ha? Mi è sembrato solo una buzzword buttata la per far scena (assieme ad altre) …
Concordo con LDX. Tutto molto interessante, come pure “salviamo il mondo dai cambiamenti climatici” o “siamo tutti contro la mafia”. Sui massimi sistemi, tutti d’accordo, ma poi? Ad esempio il punto 6: “Avviare una grande coalizione sulle competenze e i posti di lavoro in ambito digitale” che vuol dire concretamente?
E comunque “accelerare il cloud” mi sembra tutto fuorché rilevante.
In linea di massima i punti sono condivisibili. Io nutro sempre qualche dubbio quando leggo di cloud computing e PA perché sono convinto che le PPAA debbano conservare i loro dati e quindi parlare di cloud in modo così generico non è sempre positivo. Alcune piccole PPAA hanno interpretato queste indicazioni adottando google drive e google docs per la gestione documentale, ora i loro documenti sono gestiti secondo quale normativa? Italiana? Europea? Americana? Lo stesso vale per Dropbox o altri servizi del genere che per loro natura non hanno una posizione geografica predefinita dei data center. In conclusione andrebbero preparate norme precise per la gestione dei dati delle PPAA.
Per quanto riguarda la banda larga io rimango dell’idea che la soluzione di armonizzare le norme che regolano l’accesso all’ingrosso non siano sufficienti. Vanno portate avanti azioni chiare di separazione delle rete e della sua gestione dalla fornitura di accesso. Separazioni che ad oggi, in Italia, sono solo funzionali. L’idea è che la rete di accesso in quanto tale è un monopolio naturale ma che tale monopolio venga gestito come un’inica risorsa da un soggetto che lo fornisce ad condizioni eguali a tutti. Qualcuno deve ancora spiegarmi perché se installo una linea dedicata all’ADSL di un operatatore diverso da Telecom prima arrivano due persone di una ditta a stendere il cavo e fanno i loro test, poi passa Telecom a fare i suoi test, poi sento l’operatore che verifica la linea e mi assiste nell’installazione del mio router. Se avessi chiesto il servizio ADSL di Telecom tutto questo non sarebbe successo.
Per quanto riguarda la sicurezza informatica io starei molto attento al coinvolgimento statale nell’ambito, purtroppo i nostri politici non si sono mai dimostrati neutrali nei confronti della rete e nelle nazioni dove la sicurezza è gestita solo dallo stato questa è solo sinonimo di censura. Non ho fiducia nei nostri politici sull’argomento. Se invece si vuole favorire la collaborazione tra i centri di ricerca sulla sicurezza informatica e l’interazione tra le polizie per la caccia ai veri criminali informatici allora ben venga uno sforzo di armonizzazione delle regole, un collegamento costante dei sistemi informatici delle polizie e qualunque mezzo possa mitigare quello che sarà il terreno su cui si muoverà sempre di più la criminalità. I soldi di carta sono destinati a sparire e gli assalti ai furgoni porta valori saranno sempre meno interessanti, mentre farsi qualche trasferimento non autorizzato da banca a banca… In generale sono contrario a ogni forma di censura, a costringere i provider a diventare sceriffi della rete ma non vedo negativo un aumento delle capacità di indagine informatica delle polizie sempre sotto il controllo della magistratura. Ricordiamo sempre che la transizione verso un mercato elettronico è solo un cambio di mezzo non di valore.
02/01/2013 @ 12:19
Il titolo e la prefazione sono roboanti, un pò meno il contenuto. Che assomiglia molto a fuffa.
È solo una mia impressione?
02/01/2013 @ 12:31
Il link è da aggiustare.
02/01/2013 @ 12:40
Grazie della segnalazione … e del contenuto del link che mi dici?
03/01/2013 @ 12:06
Condivisibile in linea di massima. Sul tuo segnalare cose di questo genere penso che non serva a granché a meno che ci sia sempre un po’ di analisi e lo stimolo a discuterne nei commenti (posto che partecipi gente interessata e informata).
03/01/2013 @ 12:24
Beh, il commento di Stefano più sotto mi pare abbastanza (molto) stimolante … no?
02/01/2013 @ 13:13
I punti mi sembrano condivisibili, quello che non capisco è come attuare queste azioni. In particolare per drm e cloud non ho capito…
02/01/2013 @ 16:10
Io invece non ho gradito la citazione del Cloud piuttosto che altra tecnologia … che senso ha? Mi è sembrato solo una buzzword buttata la per far scena (assieme ad altre) …
03/01/2013 @ 03:16
Concordo con LDX. Tutto molto interessante, come pure “salviamo il mondo dai cambiamenti climatici” o “siamo tutti contro la mafia”. Sui massimi sistemi, tutti d’accordo, ma poi? Ad esempio il punto 6: “Avviare una grande coalizione sulle competenze e i posti di lavoro in ambito digitale” che vuol dire concretamente?
E comunque “accelerare il cloud” mi sembra tutto fuorché rilevante.
Volevi un commento… eccolo
03/01/2013 @ 07:15
Grazie per averlo fatto!
Mi sento meno solo nell’analisi post lettura del “manifesto” …
03/01/2013 @ 10:43
In linea di massima i punti sono condivisibili. Io nutro sempre qualche dubbio quando leggo di cloud computing e PA perché sono convinto che le PPAA debbano conservare i loro dati e quindi parlare di cloud in modo così generico non è sempre positivo. Alcune piccole PPAA hanno interpretato queste indicazioni adottando google drive e google docs per la gestione documentale, ora i loro documenti sono gestiti secondo quale normativa? Italiana? Europea? Americana? Lo stesso vale per Dropbox o altri servizi del genere che per loro natura non hanno una posizione geografica predefinita dei data center. In conclusione andrebbero preparate norme precise per la gestione dei dati delle PPAA.
Per quanto riguarda la banda larga io rimango dell’idea che la soluzione di armonizzare le norme che regolano l’accesso all’ingrosso non siano sufficienti. Vanno portate avanti azioni chiare di separazione delle rete e della sua gestione dalla fornitura di accesso. Separazioni che ad oggi, in Italia, sono solo funzionali. L’idea è che la rete di accesso in quanto tale è un monopolio naturale ma che tale monopolio venga gestito come un’inica risorsa da un soggetto che lo fornisce ad condizioni eguali a tutti. Qualcuno deve ancora spiegarmi perché se installo una linea dedicata all’ADSL di un operatatore diverso da Telecom prima arrivano due persone di una ditta a stendere il cavo e fanno i loro test, poi passa Telecom a fare i suoi test, poi sento l’operatore che verifica la linea e mi assiste nell’installazione del mio router. Se avessi chiesto il servizio ADSL di Telecom tutto questo non sarebbe successo.
Per quanto riguarda la sicurezza informatica io starei molto attento al coinvolgimento statale nell’ambito, purtroppo i nostri politici non si sono mai dimostrati neutrali nei confronti della rete e nelle nazioni dove la sicurezza è gestita solo dallo stato questa è solo sinonimo di censura. Non ho fiducia nei nostri politici sull’argomento. Se invece si vuole favorire la collaborazione tra i centri di ricerca sulla sicurezza informatica e l’interazione tra le polizie per la caccia ai veri criminali informatici allora ben venga uno sforzo di armonizzazione delle regole, un collegamento costante dei sistemi informatici delle polizie e qualunque mezzo possa mitigare quello che sarà il terreno su cui si muoverà sempre di più la criminalità. I soldi di carta sono destinati a sparire e gli assalti ai furgoni porta valori saranno sempre meno interessanti, mentre farsi qualche trasferimento non autorizzato da banca a banca… In generale sono contrario a ogni forma di censura, a costringere i provider a diventare sceriffi della rete ma non vedo negativo un aumento delle capacità di indagine informatica delle polizie sempre sotto il controllo della magistratura. Ricordiamo sempre che la transizione verso un mercato elettronico è solo un cambio di mezzo non di valore.
Spero di non avervi annoiato troppo.
03/01/2013 @ 17:12
Nessuna noia, molto buon senso.