È da qualche mese che in borsa porto con me Case da Abitare n°146 nel cui interno c’è un omonimo articolo che parla di 20 gruppi di giovani designer italiani, operanti nel campo del mobilio e dell’oggettistica, che si sono fatti notare.
In una prima istanza era mia intenzione elencarteli tutti, dando loro un giusto risalto e un minimo di ‘risonanza’ … poi, un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché l’ispirazione iniziale a scriverne è scemata, mi trovo qui a rileggere le loro schede e mi salta agli occhi il fatto che i campi d’azione di ciascuno di essi si limiti a: Milano, Vicenza, Vienna, Padova, Treviso, Brescia, Como, Verona ed infine – come più meridionale di tutte – Viareggio.
Questo vuol dire che, in sintesi, il tessuto sociale ed imprenditoriale italiano non sa, non vuole, dare spazio a dei giovani con idee nuove e visioni personali. Preferisce non rischiare con design classico o con la ‘firma’ di un Autore affermato.
Cosa ben diversa dal mondo mitteleuropeo dove, aggirandosi per vie cittadine o siti web di design e arredamento, si scoprono tante piccole realtà giovani, dinamiche, innovative e tecnologicamente ‘consce’ che cercano di farsi largo nel mercato con prodotti di tutti i tipi e gusti, dal kitsch al minimalismo più ricercato, con collezioni sempre in aggiornamento e che non han paura di cancellare i propri errori e riprovare daccapo.
Penso che uno dei motivi della nostra crisi nazionale sia proprio in questo non poter permettersi di rischiare nell’investire nei giovani, talentuosi o meno…
