Leggo con sgomento degli insulti portati da alte cariche dello Stato italiano e “personalità di spicco” contro i corsi di Laurea in Scienze della Comunicazione.
Mi sento di sposare in pieno la tesi di Gennaro Carotenuto:
Così proprio nelle Facoltà di Scienze della Comunicazione (che qualunque studioso serio considera un motore del progresso economico e culturale nella nostra era post-industriale) il governo vede invece un pericolo per la propria narrazione sociale, per il proprio latifondo informativo e per l’egemonia sottoculturale incarnata dal gruppo Mediaset e più in generale dal berlusconismo. Nelle facoltà di Scienze della Comunicazione gli studenti non si preparano solo alle professioni della comunicazione di massa, d’impresa, pubblicitaria. Apprendono a pensare la comunicazione come plurale e partecipativa. Acquisiscono strumenti che permettono loro di inventare nuovi media altri. Studiano per innovare forme, tecniche e contenuti rispetto al format da pensiero unico sul quale si regge il modello. Lavorano per fare comunicazione e informazione con la propria testa e non per compiacere qualcuno.
Che tristezza! E che tristezza – sopratutto – che venga permesso di offendere la Nostra intelligenza in questo modo e nessuno nella più grande cassa di risonanza del Paese abbia commentato e sbeffeggiato questo vergognoso concetto!
