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In: fumetti
2 ott 2007Qualche mese fa ComicsBlog – il blog sui fumetti del network Blogo.it – lancia un sondaggio che chiede ai suoi lettori di fare outing e dichiarare quanto spendono mediamente ogni mese nell’acquisto di fumetti.
Questo il risultato (non ho idea di quanto significativo in termini numerici):
Sino a questo momento hanno partecipato al sondaggio 145 persone (di cui 130 nei primissimi giorni, il resto nella “coda lunga”, vabbe …) ed i risultati sono stati quelli che l’immagine descrive.
Osservandoli mi sono venute in mente due considerazioni che spesso faccio col mio spacciatore di fiducia, e possiamo prendere spunto dal pensiero espresso nei commenti del post da mjfox, che dice:
Le soglie del sondaggio mi sembrano esagerate … penso che 100 euro mensili in fumetti le spenda poca gente
per esprimerle. Un tale commento è un sintomo di come la fumetteria (e il fumetto stesso) siano vissuti in Italia. Una cosa troppo costosa per cui non valga la pena spendere.
Tralasciando il classico lettore estivo da ombrellone, che per passare qualche ora in spiaggia si compra l’ennesima ristampa di Tex o Dylan Dog, con la variante del manga ispirato dalla serie tv acquistato ai giovanissimi o – bellissima nuova tendenza degli ultimi due anni – col volume monografico dell’autore/personaggio X avuto in allegato con blasonate riviste di costume, tutto il resto del mercato continua ad avere dinamiche tristi.
Zero euro. Leggo Comicsblog (gratis) e in fumetteria passo ore a “sfogliare” i fumetti (20%)
Mamma che tristezza … in un blog fortemente tematico, un luogo che dovrebbe riunire super-appassionati, un lettore su cinque non spende un singolo euro per alimentare la propria passione e incoraggiare, con l’acquisto, un editore al proseguimento della propria opera!!!
A ciò segue poi la presenza di un 21% complementare (sommando quelli che spendono almeno 100 e più di 100) che si fa carico di supportare con i propri euro una grossa fetta dell’offerta editoriale odierna acquistando quel “di tutto e di più” che pare caratterizzare i programmi editoriali di diverse case editrici (sigh).
La (preponderante) fetta costituita da coloro a cui “un 50 euro mi parte sicuro” mi pare sia individuabile in tutte quelle persone che hanno ormai ristretto la propria lista degli acquisti ad un insieme specifico – e sopratutto CHIUSO alla novità – di albi. Con un prezzo medio di 3,5 euro ad albo potremmo riassumerli in quelli che seguono dieci, undici titoli.
Il 21% degli “over” invece è quello su cui gli editori pare vogliano accanirsi, arrivando ad offrire sempre più titoli a prezzi sempre meno popolari, pubblicando cose improbabili o poco mainstream che l’appassionato sa che DOVRA’ comprare ora o mai più.
Si perchè il collezionismo fumettistico in Italia non ha quella base di arretrato o magazzino che ha fatto la fortuna delle fumetterie storiche di oltre-oceano, dove l’imprenditore “con fiuto” comprava VENDUTO + 20% aggiuntivo di un certo titolo sperando poi di vendere a prezzo maggiorato il 20% acquistato a prezzo base dal suo fornitore.
In Italia invece questo meccanismo non c’è o non ha mai funzionato. Lasciando da parte una fumetteria storica come Alessandro SrL a Bologna, che cmq ora ha riunito sotto un unico (grande) tetto i suoi tre punti vendita offrendo il fumetto d’annata (anni 60 / 70 inizio 80) a prezzi da amatori, abbiamo situazioni sempre più simili a quanto segue.
Prendiamo Preacher di Ennis e Dillon. Titolo forte, di sicuro impatto, dalla lettura scorrevolissima e piacevolissima. L’appassionato che vuole ri-scoprirlo cosa fa ? Legge della notizia della prossima ristampa da parte del nuovo editore, la Planeta DeAgostini, e si sfrega le mani nella cupida attesa.
Il fumettaro medio italiano, invece, probabilmente tra gli scaffali ha alcuni numeri “casuali” della vecchia edizione invenduti per una serie di motivi, che fa secondo te?
Secondo me si preoccupa, per prima cosa, e poi si prepara a svendere o buttare al macero i vecchi albi, invendibili ai “nuovi” appassionati che – giustamente – aspettano la nuova edizione, ed invendibili anche al vecchio appassionato, che a suo tempo si è procurato tutti i numeri nella paura di trovarsi davanti una sfilza di “esaurito” nel catalogo dell’editore e sapendo che poi, potenzialmente, sarebbe stato spennato alle varie Mostre e Fiere.
Concludo il piccolo “rant“.
Il fumettaro spendaccione (io) ben presto si ritrova a dover metter su casa, moglie, figli, mutui e cazzi vari e spesso ricade nel 20% che smette di botto di comprare, piuttosto che ricadere nel gestibilissimo 44% di quelli che spendono una cinquantina di euro mensilmente, proprio perchè si insinua in loro il sospetto di esser stati fregati per tutto il tempo trascorso.
Fumettari la fuori, che ne pensate di questa (pseudo) analisi ?
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