La morte ti fa bella

Guardando una puntata di Grey’s Anatomy stasera notavo come la morte di una vecchia signora veniva mostrata come un trapasso dolce e sereno.

Quando ho vissuto la morte da vicino non è mai stato cosi’.

Ho osservato anche io una vecchia signora morire nel reparto di neurologia del policlinico di Bari.
Era in coma da cinque giorni ma continuava ostinatamente a sbattere il suo braccio destro in alto e in basso tanto che gli era stato legato al letto con delle bende. Il movimento era ancora piu’ accentuato dalla corsa breve e violenta. Era il suo unico modo di poter dire: sono ancora viva. Solo questo braccio che si alzava e si abbassava senza tregua.
Fino a che non si è spenta. Dolorosamente e lentamente.
Guadagnandosi il diritto di morire. Di smettere di soffrire una volta per tutte.

Era brutta da guardare la signora…vecchia sui 90, secca come una scopa e con i segni sul volto di una vita di stenti.
Il figlio la guardava con affetto seduto su una sedia anche lui da cinque giorni.
Madre e figlio, unica madre, unico figlio, erano della Basilicata.
Gente semplice. Nello sguardo dell’uomo un misto di dolore e rassegnazione ma neanche una briciola di disperazione. A volte la guardava la sua mamma che moriva e sembrava quasi che sorridesse.
Anche io non riuscivo a smettere di guardarla e coglievo della bellezza in tutto questo.

La mia amica Serenella è morta bruciata viva in un incidente d’auto, un’altra mia amica è morta sempre in un incidente d’auto in cui è rimasta per ore sulla statale 100 sfigurata e perdendo sangue, morendo lentamente, mentre i suoi bambini di 3 e 5 anni vagavano da soli e sotto choc sulla statale.

La morte che ho visto con i miei occhi è sempre stata sanguinosa, violenta e dolorosa.
A me piacerebbe morire come nei film e nei libri di una volta, velocemente senza dolore e attorniato dai miei affetti.

Il mio nonno è morto cosi…di mattina dopo aver preso il caffe’ a letto portatogli dalla figlia, disse solo: dormo altri cinque minuti e non è piu’ tornato.

C’è un film meraviglioso che consiglio di guardare, si chiama Le invasioni barbariche.

Si… cosi a me piacerebbe morire.

best regards,
nonno Ciccio

  • http://franco.abitante.name xarface

    bel post.
    Già che hai citato “Le invasioni barbariche”, guarda anche “Il declino dell’impero americano”, di cui “Le invasioni” sono il seguito.
    http://www.imdb.com/title/tt0090985/

  • http://www.koolinus.net kOoLiNuS

    Il tema è un pò pesante, però cerco di trattenere l’ironia come difesa e aggiungo come:

    - Le invasioni barbariche come film NON mi è piaciuto, troppo morboso, troppo europeo. Nello stesso periodo in cui ho visto questo film ho anche visto uno made in USA dove la situazione era praticamente la stessa, senza pero’ questa “morbosità” e con un pizzico in più di “ok, abbiamo preso una batosta, ma impariamo da ciò e andiamo avanti”

    - Proprio ieri sera, mentre stanchissimo ero poggiato ad un muro e guardavo la Processione dell’Addolorata ho vissuto (per l’ennesima volta) uno di quegli attimi in cui ho sentito che li, ora, potevo morire e non mi importava nulla del mondo attorno a me. Come se quello fosse il posto ed il momento giusto per morire.

    Altre volte penso che vivere una vita come il compianto Whelby {di cui spero di averne scritto compiutamente il nome} sia orribile e privo di significato e doloroso. Ma anche la morte violenta è orribile e priva di significato. Quello che mi piacerebbe però è una morte veloce, affilata e fredda. Senza prolungamento del dolore mio e dei miei cari.

    Ma forse con gli anni si cambia idea, non so …

  • http://www.francescodeleo.com Francesco De Leo

    A me è piciuto molto, no non molto moltissimo.
    E’ morboso ? si lo è .
    Del resto la morte degli altri è sempre morbosa, sarebbe strano se non lo fosse. La nostra no ma quella degli altri si.
    E’ troppo europeo ? Non so forse si ma io mi sento europeo dalla testa ai piedi e l’ottimismo dei films ammericani non mi ha mai convinto.
    Ok abbiamo preso una batosta e andiamo avanti non è quello che sono.
    Io prendo una batosta e mi innesca una serie di meccanismi perversi in cui mi avvito per mesi.
    Non sono americano non voglio esserlo. Odio Mc Donald’s a me piacciono le rosette o meglio ancora le ciabatte appena sfornate con il provolone e la mortadella. Voglio che la morte ( mia o delle persone a cui tengo )sia un evento triste, importante, una cosa che mi faccia pensare a lungo, che riesca almeno quella a distogliermi dal vivere forsennato e senza senso in cui spesso ci ritroviamo.
    Voglio vedere gli alberi di ulivo luccicare mentre muoio.
    Voglio vedere i miei figli che piangono, mia moglie che mi guarda facendomi coraggio, voglio sentire l’odore del mare, delle alghe in decomposizione, l’odore del vento di levante sulle onde…
    Diciamo che statisticamente dovrei morire per ictus o infarto ma morire in casa mia con le cose che ho appena scritto sarebbe un grande regalo.
    A Dio piacendo…

    best regards

  • http://franco.abitante.name xarface

    eh, caro nick… anche io la vedo come Francesco.
    Le invasioni barbariche è un grande film, un film doloroso e beffardo. Molto europeo, è vero: gli americani certe cose non le vogliono vedere. Loro preferisco rappresentati eroicamente, che muoiono in vietnam o nei western, ammazzati dai cattivi.
    E invece no: si muore *normalmente* e, se si è fortunati, intorno si hanno i propri cari.

  • http://www.koolinus.net kOoLiNuS

    La sfiga è che continuo a non ricordarmi il titolo del film anglosassone che ho preferito a “le invasioni …”

    questo NON era “americano” come traspare dalle parole, però è passato troppo tempo e quindi non ricordando il titolo non posso neanche rinfrescarmi la memoria rileggendomi la trama …

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