Il linguaggio da forma al modo in cui pensiamo e a quello che possiamo pensare.
In: sullo schermo
22 apr 2007Stanotte sono rimasto intedetto da un post del fumettista Luca Enoch in merito alla serie tv 24 e di come questa possa, anzi sia stata vista come una vera e propria apologia della tortura.
Ricordiamo il significato di apologia:
L’apologia è un discorso teso a difendere o ad esaltare se stessi o le proprie posizioni. L’apologia era, in origine, la difesa in sede di processo di una persona accusata …
Ora, questa è stata la mia risposta (scritta alle ore 01.15am):
Alla fatidica domanda posta da Luca non credo ci sia una risposta semplice e veloce.
Il prodotto/format di 24 in se è eccellente. Ciascuna puntata (specie delle prime due serie) vale intere annate di “film d’azione”. Poi – come è stato fatto notare – Jack tortura allegramente, ma il farlo non gli è mai fonte di piacere o esaltazione ma anzi, molto spesso, lo mette contro le persone che gli vogliono bene. Viene presentata una situazione di criticità “personale”. Nel senso, è ovvio che poi se la tortura ha successo il meccanismo “Forza di Sicurezza” è contento, ma cosa accade all’uomo che le applica ?
Questa cosa pare sfuggire a molti.
Ancora, il personaggio Bauer quando può evita le soluzioni violente, conoscendone a fondo le conseguenze e sapendo che se necessarie esse comportano un vero DANNO.
Ora torniamo al quesito. Da quando ogni media non cerca di influenzare il suo pubblico ? Il segreto è nell’essere sempre coscenti e presenti a se stessi, in modo da effettuare un filtro di ciò con cui veniamo “a contatto”.
Tu che ne pensi ? Lascia un commento qui o da Luca (preferirei).
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