Il linguaggio da forma al modo in cui pensiamo e a quello che possiamo pensare.
In: sullo schermo
20 ott 2006Titolo originale: The devil wears Prada
Nazione: U.S.A. – Anno: 2006
Genere: Commedia – Durata: 109′
Sito ufficiale: www.devilwearspradamovie.com
La trama in due righe:
Arrivata a New York dopo essersi laureata, Andy trova lavoro come assistente di Miranda Priestly, l’editrice di una delle più conosciute ed importanti riviste di moda. Chiunque al suo posto si riterrebbe fortunato, se non fosse per il carattere del suo capo, un diavolo vestito Prada.
Riprendo in mano questo post a circa una settimana dalla sua stesura iniziale :-/
Parto subito con il voto: un otto pieno e con il consiglio: da vedere.
I motivi possono essere vari, ma su tutti spiccano i protagonisti a mio avviso azzeccatissimi e perfettamente nella parte. Penso a un divertente Stanley Tucci (Nigel) e alla “vecchia” Emily. Banalmente si puo’ citare la prova (anche se non ce n’era bisogno) di attrice di Meryl Streep fenomenale nell’interpretare Crudelia Demon nel mondo degli affari. Anne Hataway e’ una presenza a schermo piu’ che gradevole.
Anche una bella colonna sonora contribuisce enormemente al mood del film.
Quello che a distanza di giorni continua a ronzare nella mia testa e’ pero’ l’eco delle reazioni degli spettatori al personaggio della Streep, che fa la parte del “capo impossibile” – da cui il Diavolo – e che pero’ e’ un personaggio a 360° che nel film (il libro che lo ha ispirato NON l’ ho letto) subisce cocenti sconfitte sul lato privato e deve essere squalo nel lato professionale della sua vita per non essere mangiata dagli altri.
Tutti quanti commentavano come questa fosse “pazza”, “insopportabile”, uno diceva che lui si sarebbe licenziato al posto della protagonista perche’ lavorare in quelle condizioni sarebbe stato lesivo della sua dignita’ (giuro, stavamo raggiungendo le rispettive automobili nel parcheggio).
Ebbene, io invece – pensando al personaggio – mi chiedo quanto costa essere al comando di qualcosa ? E qui intendo qualcosa nell’accezione di una attività che fa, produce, crea, ha per scopo la realizzazione di un oggetto. Una attività con scadenze e dove il continuare a farlo e’ una conseguenza diretta della qualità del proprio lavoro.
E la mia conclusione è stata che un capo deve essere stronzo, deve guidare chi lavora per lui, deve avere una visione di quel che si va a creare/produrre. E così stimolare i propri collaboratori, spronarli a credere in quel che fanno. Il valore morale della storia non è che alla fine tutti si vogliono bene e la dignità e’ preservata.
Il valore è che solo con l’impegno (sudato e bestemmiato) si riesce nel proprio lavoro e si spicca il volo per la propria crescita professionale, che magari ci porterà lontano – finalmente – dal capo tiranno, forniti di una intima consapevolezza del proprio lavoro.
Esattamente quello che manca oggi in Italia!
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