Il linguaggio da forma al modo in cui pensiamo e a quello che possiamo pensare.
Alla fine mi sono deciso a farlo. Speriamo di non dovermene pentire.
Mentre proseguivo la mia lettura di feed arretrati mi sono imbattuto in un post/sfogo apparso sul blog di Alfonso Fuggetta. Il tema e’, appunto, La guida del perfetto imprenditore di prodotti open source.
Ora, dopo essermi letto i 27 commenti precedenti, ho pensato bene di rispondere quanto ora andro’ a riportare qui sotto.
Ti prego quindi, se sei interessato alla tematica, di andare a leggerti quanto scritto e solo dopo ritornare su queste pagine.
Hai fatto ?
Benissimo. Allora comincio:
Che bella letturona !
L’intervento di Giovanni Franza mi e’ parso molto significativo.
Non si e’ nascosto dietro frasi fumose.
Ha fatto una “full disclosure” del *suo* modello di business.
Ha detto, tre le righe (se non ho interpretato male il suo pensiero) che a lui ed ai suoi colleghi interessa vivere dignitosamente, pagando le spese e guadagnando per la qualita’ del servizio {perdonatemi, mi e’ scappata} offerto ai propri clienti.
E penso che il vero succo del discorso nel mondo a codice aperto, di cui si sta discutendo in questa sede, sia proprio questo.
Le posizioni predominanti in natura, economia e politica avvengono attraverso un maggior tasso di “furbizia”.
Potremmo dire, semplificando ovviamente, che all’ inizio io sono piu’ furbo, o piu’ attento degli altri competitor perche’ vedo una esigenza del mercato e la soddisfo prima (magari meglio) di altri.
Poi, per il mantenimento della mia nascente “supremazia”, devo ricorrere ad artifici tecnici, legislativi ed economici; devo essere furbo nel trovare ogni cavillo che mi permetta di “cavalcare l’onda” del mio successo e tenga a oppurtuna distanza i miei avversari.
{Penso alle gare di appalto che prevedano che per fornire un dato servizio bisogna prima provare di averlo gia’ fatto, ma se non posso darlo una prima volta come posso propormi per la seconda ?}
Questo e’ un fattore “sociale” e non tecnico ed e’ al di fuori della logica del software a codice aperto.
E torniamo a bomba sul tema sollevato da Paolo Bizzarri. Voler diventare grandi e importanti. Non riesco a vedere cose positive in questo desiderio, purtroppo.
Lui stesso ha ammesso di aver fatto bene in campo tecnico, ma non straodinariamente bene. Non stiamo parlando di invenzioni che ci faranno fare un passo evolutivo, stiamo parlando di lavoro e di riconoscimento del nostro lavoro, sia economico che morale. Ad un lavoro ben fatto va riconosciuta una paga equivalente {e da qui il mio elogio al commento di Giovanni}.
La crescita in esame, o discussione, mi pare solo quella monetaria, e quella francamente e’ fine a se stessa, c’e’ chi la persegue e chi no.
Infine “salvo” dell’intervento di Paolo una cosa, l’aver detto chiaramente a tanti (?) lettori che con il software opensource non diventerete “la Microsoft”, ma degli onesti lavoratori.
update = Appena finito di scrivere questo post mi sono accorto degli altri due presenti e successivi a quello originario (un classico, per certi versi): reazioni al post di Paolo e commenti, e quindi vediamo se ci capiamo. Prenditi il tempo che ti serve, leggi e rifletti. Puo’ essere illuminante.
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