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Formula di Westheimer

Per stimare i tempi di un qualsiasi lavoro: prendere il tempo che si dovrebbe mettere, moltiplicare per 2, e cambiare l’unita’ di misura con quella immediatamente superiore.
Ad esempio: per un lavoro che dovrebbe prendere un’ora, si calcolano 2 giorni.

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Non sono la cronologia del mio browser

Mi sono imbattuto nel progetto Floodwatch del tutto casualmente, mentre mi lasciavo trasportare dalle letture suggerite di Medium.com (dopo averne scritto un post sul mio blog in lingua inglese).

Jer Thorp all’interno del magazine Backchannel – ospitato sulla piattaforma Medium.com – si è lanciato in un lungo articolo raccontando l’esperimento sociale da lui commissionato facendo scrivere a dieci sconosciuti un profilo, un racconto della sua vita, dando loro come unico riferimento l’output di Floodwatch.

Floodwatch è un’estensione di Chrome che si occupa di raccogliere, e quindi aggregare in diversi formati, tutti i banner pubblicitari in cui ci imbattiamo durante le nostre navigazioni sul Web.

I dieci sconosciuti, basandosi solo sulle pubblicità, non sono riusciti a ricostruire il vero profilo di Jer, ma hanno raccolto soltanto alcune sfaccettature carpendo solo quello che le “intelligenze” dietro il digital advertisment odierno è riuscito a mettere in campo.

L’esperimento è doppiamente interessante, perché da una parte fa vedere le lacune di tutti quei software che oggi si occupano di vendere la giusta pubblicità al giusto utente/cliente – mediante una eventuale accurata profilazione – mentre dall’altro fa vedere quante briciole lasciamo a disposizione di tutti nel nostro cammino, come dei moderni Pollicino.

E se gli sconosciuti non riescono a capire chi siamo, costa stiamo pensando o desiderando, altri mediante il possesso della nostra posta elettronica, le richieste DNS effettuate, lo storico dei nostri spostamenti su Mappe o network di condivisione di fotografie sanno ormai (veramente) quasi tutto di noi…

Dimenticavo, l’articolo di Jer è: You are not your browser history. →

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La nuova geografia d’Italia

La Geografia di Monster

Come molti immagino, tengo in piedi un’iscrizione a vari portali per la ricerca lavorativa. Ultimamente Monster si sta contraddistinguendo per la nuova geografia pugliese. Dico nuova perché sino a venticinque anni fa le città per cui vengono proposte posizioni lavorative di certo non erano in Puglia…

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childhood-heroes

Grazie ad un post di gustomela ho scoperto i lavori di Danilo Agutoli che, sul suo spazio Tumblr ha pubblicato un’incredibile gallery di rivisitazioni degli eroi d’infanzia di tutti quelli della mia generazione (i nati negli anni ’70).

Vi invito a scorrere la galleria, e poi ad esplorare anche tutti gli altri lavoro che Danilo ha pubblicato negli altri spazi sul web… sono incredibili!

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Sono stato in grado di sfruttare l’NFC grazie al fatto che mi trovo a Londra: non credo avrei potuto fare lo stesso in Italia, o in una qualsiasi altra città inglese. Come Passbook, Apple Pay rischia di rimanere una tecnologia utile e bella in teoria, ma in pratica adottata da nessuno.

Filippo Corti, su Bicycle Mind

Con buona pace degli esperimenti di operatori telefonici nazionali (vedi le SIM NFC di Vodafone), la lenta diffusione di apparati Android o Windows Phone ed oggi di oltre una decina di milioni di iPhone con Apple Pay, ogni qual volta io cerchi di effettuare un pagamento un po’ ‘smart’ da queste parti, vedo una situazione come quella descritta da Filippo…

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Safari, form PDF XFA-based e la Comunità Europea

A metà settimana mi sono ritrovato a dover risolvere il problema di un collega qui al lavoro. In quanto tra i responsabili – a livello europeo – di un progetto di ricerca internazionale, si trovava a dover editare una form PDF basata su XFA.

Ora tralasciamo per un attimo ogni commento sul fatto che un Ente della Comunità Europea utilizzi un formato di file proprietario e non standard per la produzione della propria documentazione e torniamo a soffermarci sul problema.

La documentazione ufficiale (con ultima revisione datata 28 agosto 2014) dava come pienamente compatibile con Safari ed OS X lo strumento utilizzato. Peccato facesse riferimento ad Acrobat Reader 5 e a Safari 5. Tutta roba informaticamente morta e sepolta da qualche anno.

Il collega, invece, aveva a disposizione Firefox, Opera e Safari 7.1. Con Adobe Acrobat Pro installato, in tool di controllo del sistema gli dava errore. Ho dovuto innanzitutto scaricare Adobe Reader, e successivamente lanciare l’update. Perché se uno scarica il downloader del file d’installazione questo non richiama la versione più recente ma la penultima… [anche qui ometto ogni commento].

Adesso il sistema permetteva di scaricare la form con Firefox ed Opera, ma di lavorare nella finestra del browser neanche a parlarne. In Safari invece avevo un bel messaggio di errore, con alcuni puntatori alla documentazione ufficiale di Adobe e niente più.

La soluzione, invece, l’ho trovata andando a modificare le impostazioni di sicurezza di Safari. Quindi menù Safari > Preferenze > Sicurezza … qui in basso andiamo a cliccare il tasto “Gestisci impostazioni siti web…” di fianco alla voce Plugin Internet che deve essere spuntata (√).

Quindi andiamo a selezionare il plugin Adobe Reader e sotto alla voce “Quando visito altri siti web: ” assicuriamoci di avere selezionato – contrariamente alla volontà di Apple – Consenti o Consenti sempre. Visitiamo il sito web con la form. Questa dovrebbe adesso caricarsi all’interno del browser, caricando il plugin di Adobe Reader nella sua finestra. Se così non fosse torniamo all’impostazione del plugin seguendo il percorso di poc’anzi e assicuriamoci che di fianco al sito web che vogliamo utilizzare ci sia Consenti o Consenti sempre, come da screenshot…

AdobeReader in Safari (2014-oct-01)

Buon lavoro!