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In questo momento il sole splende alto, in un cielo sereno, qui a Bari. Un’atmosfera lontana da quella descritta dalla canzone, e dallo stato d’animo che l’autore provava al momento della sua stesura. Ciononostante mi immagino Lucio Dalla che si gusta qualcosa di caldo in coperta sulla sua barca, attorno alle Tremiti, col freddo vento pungente. Con lo sguardo perso sul mare…

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Manual, una nuova app fotografica nel mio arsenale

Gira voce che l’iPhone 6 di Apple sia il miglior camera-phone di sempre.

I fatti (e cioè il numero E la qualità di scatti fatti con le varie generazioni di iPhone su Flickr, e non dimentichiamoci quelli su Instagram, EyeEm e VSco Grid) sembrerebbero cosare quest’affermazione. Apple non si è lasciata sfuggire questa opportunità ed ha recentemente inaugurato una campagna pubblicitaria a livello mondiale su questo aspetto (ne ho accennato su Delicious Stark).

Sul web è tutto un fiorire di siti e risorse su come ottenere il massimo da questo strumento, e l’altro giorno il mio occhio è caduto su alcuni post del fotografo (professionista) romano Giulio Riotta che ha speso parole d’encomio per Manual.

Colpito dalle sue parole, dal divertente video e dalla facilità di accesso alle varie impostazioni di impostazione ISO, punto di bianco, focus ecc. ho deciso di rendere Manual la mia ultima aggiunta alla mia collezione di applicazioni dedicate alla fotografia sul mio iPhone.

Adesso non mi resta che esercitarmi all’uso e da qui capire come trarne il meglio.

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Questo bellissimo scatto viene dall’articolo Italy oh Italy! A Brilliant Photobook by Federico Clavarino pubblicato dal – bellissimo – magazine on-line FotografiaMagazine. Una volta l’avrei pubblicato sulle pagine di TevacPhoto e qui sarebbe passato sotto silenzio, oggi invece ho deciso di segnalarlo in questi lidi, assieme a tutti i link che mi hanno portato alla sua scoperta…

Comincio così a realizzare una razionalizzare degli interventi on-line.

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Dodici anni (!!!) fa cominciavo l’avventura di questo blog seguendo l’esempio dell’amico Fullo, compagno di studi e di vita. Moltissimo chilometri fa. Moltissimi sogni fa. Ma la voglia di scrivere e condividere, e possibilmente confrontarsi civilmente con tutti voi che mi leggete non mi è passata…

A presto quindi!

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del rispetto delle donne

F.U.D. — fear, uncertainty and doubt … è davvero questo il meglio che possiamo fare con uno strumento come il Web? Invece di cogliere l’occasione per capire il prossimo, entrare in empatia con i suoi problemi (che sono spesso i nostri, solo sotto altre vesti), pare che non ci sia scampo per chi mette nome e cognome ad uno scritto, ad un pensiero.

Feminist writers are so besieged by online abuse that some have begun to retire →

… e come si evince (anche) da quest’articolo sul Washington Post ormai i livelli di violenza sono intollerabili, specie e sopratutto verso elementi deboli della società, quali – purtroppo, ancora oggi – le donne.

Forse siamo usciti dalla fase dell’anonimato del web troppo presto, non siamo ancora sufficientemente maturi… Sono il solo a pensarla così?

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Mi accorgo recentemente che questo blog sta diventando una valvola di sfogo su alcuni pensieri diversi dal software, dalla tecnologia in sé, da Apple, dalla fotografia, dai fumetti (che leggo poco). Sta diventando un posto dove scrivo un po’ quel che mi serve per sbottare un po’ di lamentele, di così non va, di piccoli predicozzi su cosa va bene e su cosa va male … secondo la mia personalissima interpretazione della vita.

Questo spazio si avvia ai dodici anni di vita, e credo abbia preso una deriva tutta sua. Un po’ come i figli, che tu li fai e poi loro crescono come vogliono.

Se ancora mi segui dopo tutti questi anni porta pazienza. Stogg a fà vecchie

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Guarda questi bambini. Osserva i loro sguardi. Immagina di essere con loro a Gaza. Sembra di essere li con loro, se osservi con attenzione. È questo il potere della Fotografia. Trasportarti completamente in un altro luogo, sfruttando un inconscio linguaggio comune.

Questo scatto, assieme ad alcuni altri, è presente in un articolo di Medium a cura di Unicef Australia. L’articolo ha un titolo secondo me infelice “The 25 Most Stunning Photos of 2014”, sembra voler celebrare lo spettacolo delle fotografie. Ma gli scatti proposti raccontano altro. Qualcosa di più profondo  e di assolutamente poco effimero. Raccontano la vita ed il dramma che migliaia, milioni, di nostri fratelli vivono quotidianamente.

E come sempre sono i più deboli ed indifesi, culturalmente e fisicamente, a pagarne il prezzo maggiore. I bambini. Il nostro futuro.

Questo post occupa sin dall’11 dicembre, data di sua pubblicazione, un posto nei tab aperti nel mio browser. Mi ripromettevo di dargli enfasi ed evidenza. Magari su TevacPhoto – sito dedicato ai fotografi e alla fotografia nato dalla comunità di Tevac – o magari su Tumblr, ripubblicandone ad intervalli irregolari le foto che mi hanno colpito come un cazzotto nello stomaco.

Ma poi la lenta sedimentazione mi ha ricondotto alla pubblicazione in queste pagine. Dove non devo dare di conto o lezioni a nessuno, ma soltanto esprimere come mi sento, come vedo il mondo, come mi piacerebbe che gli altri lo vedessero.

E allora penso che l’immagine di apertura, l’immagine dei siriani in esodo in una città distrutta, o il campo profughi nel Sudan meridionale dove 40mila profughi sono rimasti vittime di alluvione dovrebbero essere viste ogni giorno quando accendiamo il computer. Per renderci conto della vera miseria umana, del fatto che siamo fortunati qui a commentare, e a prenderci un impegno di aiutare per quanto ci è possibile quante più persone possiamo.

Questo è quello che quel tab aperto nel mio browser mi ricorda ogni giorno, questo che voglio fare nonostante la vita spesso mi inghiotta nella sua quotidianità…